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L'editoriale del 16 aprile 2010

Cari colleghi,
                               brutti giorni questi per la nostra amata Arma dei Carabinieri. Troppi i casi in cui alcuni nostri colleghi si dimenticano di indossare gli alamari, vestono abiti da criminali e gettano fango sull’Istituzione ancora oggi più amata dagli Italiani e non solo.
                               Spesso si dà la colpa al caro vita, agli aumenti, alla rigidità della disciplina e via di seguito.
In realtà credo che quando un soggetto è un delinquente, lo rimane qualsiasi divisa o incarico gli si attribuisca. Credo che non possiamo addossare tutti gli sbagli che ognuno di noi commette durante la sua vita privata sulla nostra Istituzione.
                               La vita è divenuta realmente cara ma se io spendo più di quello che mi è permesso dalle mie finanze non posso avercela con nessuno, ma solamente con me stesso in quanto ho fatto il passo più lungo delle mie possibilità economiche.
                               E’ altresì vero che il nostro stipendio è basso, non abbiamo sviluppi di carriera e siamo costretti ,per la maggior parte dei Carabinieri a vivere in una realtà sociale che non è quella in cui siamo cresciuti.
                               Certo l’Arma qualche sbaglio lo ha commesso, non premiando o premiando poco a volte, chi veramente si è fatto il mazzo anche con mezzi e forze proprie, al fine di portare a termine operazioni di servizio complicate o di routine. La premiazione dei Carabinieri di ogni grado che eseguono giornalmente arresti ed indagini per il bene della collettività sociale deve essere sempre eseguita con costanza ed impegno da parte dei Superiori. Ma allo stesso modo chi si spaccia di essere un Carabiniere ed approfittando della sua funzione commette reati contro la Società, deve essere allontanato ed abbandonato.
                               Forse sarò duro in queste mie parole, ma oggi soffro a vedere la nostra Istituzione pubblicizzata nei media in forma negativa quando a fronte di sporadici casi di Carabinieri criminali, ve ne sono moltissimi (99,9%) che ogni giorno con sacrificio danno lustro a se stessi all’Italia e all’Arma.
                               In tal senso i vertici dell’Arma e i Superiori in genere devono sgravarsi da inutili pratiche burocratiche, le quali occupano gran parte del tempo a loro disposizione e cominciare ad eseguire una strategia di conoscenza reale del personale e nella sintomatica risoluzione degli eventuali problemi.
                               I Comandanti delle Compagnie (che sono i più vicini al personale sul territorio), per esempio non posso essere Amministratori, contabili, organizzatori di eventi ed in più devono conoscere alla perfezione il personale. E’ normale che se devono fare una cernita sui compiti a loro assegnati, quello del contatto con il personale viene accantonato, in quanto gli altri compiti potrebbero incidere direttamente sulla loro vita in servizio e non per riflesso come avviene spesso su problemi creati dal personale.
D’altronde bisogna anche dire che spesso questi Comandanti non hanno tatto nel parlare con il personale e trattano le loro richieste, sia di sussidio, sia di trasferimenti o altro con indifferenza. Certo non mi riferisco in larga scala ma i casi a me conosciuti si indirizzano in tale segmento distruttivo avverso il morale del loro personale.
Non possiamo avere ancor oggi Uffici fotocopia. Nuclei Comandi di Compagnie, di Comando Gruppo, di Comando Provinciale, quasi identici a trattare le stesse materie con un incremento burocratico spaventoso. Certo che se a questi aggiungiamo i Comandi Legione gli Interregionale e infine il Comando Generale, notiamo come una pratica non solo ci mette mesi per essere evasa, ma in più occupa più persone e più Uffici per la trattazione della stessa attività.
La macchina burocratica dell’Arma oggi non è snella. E se a questo aggiungiamo casi in cui ogni Capo Ufficio, Capo Sezione o Capo di che sia ci mette il suo menefreghismo nel trattare una pratica abbiamo una involuzione e non una evoluzione sbrigativa.
Io lascerei i Comandi compagnia alla sola trattazione delle note caratteristiche (sperando che un giorno vengano disciplinate da una apposita Commissione esaminatrice e non per bontà o lecchinaggio), ed a poche pratiche burocratiche, depauperando i Comandanti da incombenze di Eventi e quant’altro per favorire la piena conoscenza degli uomini e delle donne in servizio, al fine di capirne immediatamente le lamentele, gli eventuali dissapori, le prospettive, le speranze ecc..
Forse sbaglio, ma così facendo sarebbe più difficile che eventi come quelli che sono accaduti in questi mesi neri possano ripetersi.  Il tutto comunque contornato da una effettiva premiazioni di quelli che hanno dato lustro all’Istituzione. In tal caso ancora oggi molte operazioni di servizio svoltesi in Sicilia non hanno dato le giuste ricompense a quei Militari che di certo non si sono fermati davanti a nessun pericolo e a qualsiasi problema, concludendo azioni di servizio non solo in modo eccellente, ma mettendoci anche in alcuni casi spese economiche e mezzi propri. Perché ci si mette così tanto tempo quando un Militare deve essere premiato ed invero così poco tempo quando deve essere punito. Siamo sicuri che questa strada non debba essere almeno parallela?
Speriamo che queste righe possano essere d’aiuto non solo al Comandante Generale visibilmente amareggiato dagli spiacevoli episodi accaduti, ma anche ai suoi più stretti collaboratori che devono aggiustare le falle che di volta in volta si aprono nella nostra grossa Nave.
Bisogna studiare insieme due riforme:-
·         Operativa, ove tutti gli attori devono prendere ordini dal Comandante Provinciale, e per attori intendo anche i Reparti Speciali e le Sezioni di P.G.;
·         Logistica, al fine di snellire la burocrazia nell’Arma anche chiudendo qualche fotocopia di Ufficio aumentando l’organico nei Reparti della linea Territoriale, i quali oggi sono più di ieri i veri pilastri di essenza della nostra Istituzione, la quale senza di essi non avrebbe ragione di esistere.
 
App.”s” Alessandro RUMORE
Roma 16 aprile 2010