Roma 18 ott - Continua l'ostinato rifiuto da parte di Alleanza Nazionale diretto a negare ai militari italiani forme di rappresentanza di tipo sindacale. Oggi, dopo un incontro con il Cocer della Guardia di Finanza, in riferimento al disegno di legge in discussione presso la commissione Difesa del Senato per la riforma della rappresentanza militare, Fini ha affermato: "è giusto riconoscere maggiori diritti al personale militare, compatibilmente con il loro peculiare status, ma sarebbe sbagliata la sindacalizzazione delle forze armate e dei corpi militari".
Forse Fini dimentica che l'Italia, insieme alla Grecia, rappresentano il fanalino di coda nel panorama europeo, non solo in tema di diritti sindacali militari, ma persino nel campo dell'associazionismo, dove ogni richiesta per la costituzione di sodalizi tra militari in servizio permanente, deve essere subordinata necessariamente all'assenso del ministro competente.
Forse Fini fa finta di non sapere che le Forze Armate del continente europeo, che godono da anni dei diritti sindacali, non versano in uno stato di anarchia ma, al contrario, risultano essere dei modelli di efficienza e disciplina coerentemente con il loro status.
Forse l'on. Fini non conosce la Recommendation 1742 del 2006, dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio Europeo "Human rights of members of the armed forces" dove si esortano gli Stati membri a non separare i cittadini in uniforme dal resto della società, sulla base di un assioma tanto semplice quanto disatteso in Italia: se i militari sono deputati alla difesa della libertà e della democrazia, è immorale che essi siano privati della "pratica democratica" che sono chiamati a difendere a costo della vita.
Questa visione medioevale e polverosa della questione militare da parte della dirigenza di Alleanza Nazionale, probabilmente sensibile solamente alle pulsioni conservatrici degli uomini con le greche, è stata sempre oggetto di aperto, e in continuo aumento, dissenso da parte di quegli uomini e di quelle donne che hanno scelto di servire la Patria in armi.